col buio me la vedo io anna mallamo

Col buio me la vedo io / Anna Mallamo

Col buio me la vedo io di Anna Mallamo

Questa è la storia di un’adolescente, Lucia, che nella Reggio Calabria dei primi Anni 80, va a guardare in faccia il buio, o meglio, come la definisce Mallamo, “la materia oscura”.

L’oscurità è sempre dentro di noi e non per forza, anzi, esprime qualcosa di negativo. La luce può abbagliare, il buio può rivelare i dettagli.

La scrittura sarà il secondo aspetto che vi colpirà della lettura. La lingua che Anna Mallamo usa è ricca, potente, evocativa, quasi magica grazie alle parole di dialetto calabrese che si mischiano all’italiano, con l’effetto di un sortilegio, che dopo qualche pagina di adattamento carpisce il lettore e non lo lascia più uscire dal suo mondo fino all’ultima pagina.

“Col buio me la vedo io” è una storia di donne, “deisse”, termine che l’autrice prende in prestito da Horcynus Horca di Stefano D’Arrigo, matriarche potenti. Che però alla fine si consegnano al patriarcato. Sarà la generazione di Lucia a invertire la rotta, a scrivere una nuova storia.

E poi c’è lo Stretto, con le sue atmosfere, con le acque vorticose e pericolosissime, con le suggestioni. Lo Stretto diventa un personaggio della storia.

Una lettura da non perdere.

 

La trama

Reggio Calabria, primi anni Ottanta. La sedicenne Lucia Carbone, studentessa del liceo classico, sequestra un compagno di scuola e lo imprigiona nello scantinato della casa della nonna morta da pochi mesi. Il ragazzo, Rosario Cristallo, è figlio d’un boss dell’Aspromonte, e Lucia lo ha rapito per due buone (o cattive) ragioni: la prima è che la sua migliore amica ne è innamorata, e vuole tenerlo lontano da lei, la seconda è che forse Rosario sa qualcosa sull’assassinio di una zia amatissima.

Mentre fa visita ogni giorno al suo prigioniero, la vita di Lucia prosegue apparentemente come al solito: in famiglia – col padre, la madre e il fratellino Gedo -, nel quartiere e a scuola, dove Lucia si innamora di Carmine, un ragazzo dei quartieri alti. Reggio, intanto, città ferita che esce dalla prima guerra di ‘ndrangheta, è teatro degli scontri tra il Fronte della Gioventú e il Collettivo studentesco: c’è una sorta di violenza diffusa, che prende strade diverse.

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