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recensione luce della notte di ilaria tuti

Luce della notte / Ilaria Tuti

La piccola Chiara e l'oscurità

Recensione luce della notte Ilaria Tuti. La stessa autrice ci aveva avvisati: “Luce della notte” è nato come un racconto, da un grave lutto che ha colpito la sua famiglia. Un modo per rimarginare una ferita, grazie alla scrittura e alla sua potenza. Solo dopo, dal dialogo con gli editor, è sorta l’idea di trasfrormarlo in un romanzo.Tra l’altro i proventi dei diritti sono devoluti in beneficenza.

Eppure il libro rimane un lungo racconto e da qui capisco la delusione di quanti si aspettavano un nuovo capitolo delle indagini del commissario Teresa Battaglia e del suo ispettore Massimo Marini. Non è così. Si tratta di uno spin-off che racconta una indagine precedente rispetto a dove eravamo rimasti con Ninfa dormiente. Ci sono dei riferimenti, che non svelo, al primo Fiori sopra l’inferno.

Al di là della trama, che è meno articolata e, a dire il vero, meno entusiasmante e intrigante rispetto alle altre indagini di Teresa Battaglia, ho apprezzato la potenza delle immagini iniziali. Il personaggio di Chiara, bimba costretta a vivere solo di notte per una malattia rara, della montagna e del buio che la accolgono, tra gli animaletti di legno del giardino che sono i suoi unici compagni di gioco. Già queste pagine, da sole, valgono la lettura del romanzo.

Di Ilaria Tuti, comunque, al momento il romanzo che ho più apprezzato è l’unico che ha scritto che non è un thriller, cioè Fiore di roccia.

Trama

Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell’albero l’ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo.

Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura del faticosissimo e pericoloso caso narrato in Fiori sopra l’inferno e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino.

Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un’indagine folle e insensata.
Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico… E di terribile.

In questo articolo l’autrice racconta il suo percorso di scrittrice.

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