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recensione un'amicizia silvia avallone

Un’amicizia / Silvia Avallone

"La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?"

Recensione Un’amicizia di Silvia Avallone.

Ogni donna, se si guarda indietro, ha un’amica che ha amato follemente. La stessa, che poi l’ha tradita e delusa.  Oppure, che lei stessa ha tradito, magari senza nemmeno volerlo. Le amicizie assolute sono la linfa che fa crescere, che ci dà la forza di affrontare il mondo e le fasi più difficili dell’adolescenza.

Crescere è anche spezzare dei legami e, spesso, le amicizie dell’infanzia e della gioventù fanno parte di quei vincoli da sciogliere per poter percorrere la propria strada. Infiniti i libri dedicati alla fine degli amori, mentre ratamente si parla di amicizia. Ci ha pensato Silvia Avallone, con la sua scrittura limpida, vera e la sua capacità di raccontarci di noi stesse. Ho sempre amato questa scrittrice fin dal suo esordio con Acciaio, guarda caso anche lì con due amiche come protagoniste. E anche i suoi romanzi successivi, Marina Bellezza e Da dove la vita è perfetta, sono altrettanto imperdibili.

In “Un’amicizia” Silvia Avallone racconta attraverso la voce di Elisa l’amicizia interrotta bruscamente con Beatrice. Si sono salvate a vicenda dalle rispettive, impegnative, madri. Hanno colmato ciascuna i vuoti dell’altra. Fino a un fatto sconvolgente, per il quale Elisa decide di chiudere per sempre con Bea. Diventata adulta, si ritrova a leggere i diari della propria adolescenza e mette in un romanzo tutto ciò che ricorda di Beatrice. I sentimenti, i dolori, le gioie vissute con la sua “amica per sempre”. Ora Bea è Beatrice Rossetti, influencer famosissima e irraggiungibile. Ricordare, riconciliarsi con le ferite del passato è però fondamentale per poter fare pace con se stessi e vivere più serenamente il proprio presente.

Questo libro mi ha fatto riflettere molto sull’amicizia, il suo valore, sull’assolutezza che si vive durante l’adolescenza nei rapporti, negli ideali, nelle proprie passioni. Su quanto quelle esperienze in realtà ci condizionino, in positivo o in negativo, e diventino parte degli adulti che diventiamo.

Avallone dà anche un valore molto importante ai luoghi. La Toscana, Biella, Bologna: i posti in cui si cresce e dove è sempre bello poter tornare per ritrovarsi. E spesso scoprire che anche se molto cambia nella gente, in quei panorami è sempre possibile ritrovare la bambina o la ragazzina che sei stata e tornare a sognare, almeno per un attimo, con lei.

Ovviamente si aprono anche infiniti spunti di riflessione sulla realtà dei social. Sull’essere, l’apparire e quanto la verità sia ormai passata all’ultimo punto delle regole del nuovo modo di comunicare e di presentarci al mondo. Ma aspetto magari i vostri commenti per discuterne insieme, se vi va.

Meravigliosa mamma Annabella, solo per citare una delle protagoniste della storia. Tutti i personaggi che nascono dalla penna di Silvia Avallone sono comunque destinati a rimanere nel cuore.

La trama

Se le chiedessero di indicare il punto preciso in cui è cominciata la loro amicizia, Elisa non saprebbe rispondere. È stata la notte in cui Beatrice è comparsa sulla spiaggia – improvvisa, come una stella cadente – con gli occhi verde smeraldo che scintillavano nel buio? O è stato dopo, quando hanno rubato un paio di jeans in una boutique elegante e sono scappate sfrecciando sui motorini? La fine, quella è certa: sono passati tredici anni, ma il ricordo le fa ancora male. Perché adesso tutti credono di conoscerla, Beatrice: sanno cosa indossa, cosa mangia, dove va in vacanza. La ammirano, la invidiano, la odiano, la adorano.

Ma nessuno indovina il segreto che si nasconde dietro il suo sorriso sempre uguale, nessuno immagina un tempo in cui “la Rossetti” era soltanto Bea – la sua migliore amica. Elisa è una donna schiva, forse un po’ all’antica. Non ama le foto e i social, convinta com’è che chi siamo sia “infinitamente più interessante, e commovente, di quel che vorremmo a tutti i costi sembrare”. Ora però vuole mettersi in gioco, fare i conti con se stessa scrivendo: perché soltanto le parole possono restituirci la complessità delle storie che non mostriamo al mondo e che pure, silenziosamente, tutti ci portiamo dentro. Attraverso la sua voce, Silvia Avallone ci accompagna in questo romanzo potente e liberatorio, invitandoci a riflettere sul nostro presente e a domandarci: “La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?”.

Un’interessante intervista a Silvia Avallone a questo link.

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