03 Feb Festa mobile / Ernest Hemingway
... eravamo molto poveri e molto felici
Festa mobile di Ernest Hemingway
Un incredibile racconto degli anni in cui a Parigi si incontravano nei caffè Scott Fitzgerald, Ezra Pound, James Joyce, si andava a casa di Gertrude Stein e si poteva incontrare Picasso. Anni in cui la scrittura era così totalizzante da valere la pena di sopportare anche la fame per potersi dedicare totalmente al proprio daimon.
Hemingway mette mano a quest’opera, che non fa in tempo a terminare, quando si sta per accomiatare dalla vita e ricorda i momenti più felici, vissuti nella città che fu mito e faro per tanti poeti, scrittori, artisti. Nei caffè a scrivere, in stanze fredde, a passeggiare lungo la Senna, o a prendere in prestito dei libri da Shakespeare & Co.
Tra oppio, alcol, pranzi infiniti e avventure rocambolesche, mi sono emozionata e commossa in questa lettura che davvero è imprescindibile per chi ama Parigi, e la letteratura.
La trama
Il fantasma di Parigi, dove Hemingway soggiornò tra il 1921 e il 1928, accompagnò lo scrittore per tutta la vita, tornandogli prepotentemente alla mente soprattutto a partire dal 1957 quando, ormai malato, si fece urgente il bisogno di dedicare a quella città in cui era stato “molto povero e molto felice” il suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto nella stesura finale e pubblicato postumo.
Celebrazione della “vita intesa come una fiesta”, ricca ogni giorno di nuove esperienze e nuove illusioni, «Festa mobile» ci racconta di bistrò, marciapiedi, bevute, oppio, corse dei cavalli, campioni di ciclismo con tanto di baffi.
Di snobismo letterario e sociale, di una fame che diventa scuola e disciplina, di cose pulite e cose meno pulite. Parigini, americani, e sopra tutto lei, Parigi. È un libro di ricordi, e molto di più: l’opera d’addio che dà l’estrema misura di un attaccamento insuperabile alla giovinezza, all’energia di vivere, agire ed esprimersi come scrittore.
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