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settanta acrilico trenta lana

Settanta acrilico trenta lana / Viola Di Grado

Settanta acrilico trenta lana di Viola Di Grado

Una storia cupa, profonda, nella quale non puoi fare altro che immergerti e lasciarti trascinare, come in un inverno senza fine.
Un romanzo scritto magistralmente, una storia che non lascia vie di scampo sulla solitudine, il dolore, il senso di tradimento. Traspare la grandissima cultura dell’autrice.

Lo studio del cinese e l’analisi degli ideogrammi arricchiscono di contenuti e di significato la riflessione di Camelia sulla sua vita e la sua voglia di ritrovare una sorta di normalità, che a lei sembra preclusa.

Il dolore di Camelia si riversa sugli abiti, che strappa e ricuce, per dare un segno più visibile della sua estraneità al mondo esterno. C’è il rapporto con la madre, una donna chiusa nel silenzio, che appare come vittima di un matrimonio infelice e del dolore per la perdita del marito. Una madre che si fa accudire da Camelia, che per stare con lei rinuncia a tutto. Anche se poi ci sarà un colpo di scena finale.

Un personaggio riuscito è quello che ti fa soffrire e sperare e io, a ogni pagina, ho davvero tifaton per Camelia e per la sua voglia di uscire dall’inverno e risentire il calore del sole, contare le ore e i giorni che passano e vivere una vita normale.

La trama

Settanta acrilico trenta lana è la storia di Camelia, ventitreenne italiana emigrata a Leeds, che dopo aver perso il padre si inabissa con la madre in un silenzio codificato: un linguaggio fatto di sguardi che allo stesso tempo le unisce e le allontana dalla vita. In un inverno gelido che sembra non finire mai, scandito dal rituale di Camelia di mutilare e deturpare abiti per ribellione a un mondo da cui si sente esclusa, il tempo sembra incagliarsi. Ma l’incontro con Wen, un timido negoziante che le insegnerà il cinese, sconvolgerà ogni cosa. Saranno proprio gli ideogrammi cinesi, ponte immaginifico verso nuovi significati e nuove simbologie, a riportare Camelia alla vita.

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