Memorie di Adriano / Marguerite Yourcenar

Raramente rileggo un libro

Recensione Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

Pochissime volte mi è capitato di rileggere un libro. Non perché non ritenga che sia utile, anzi. Perché la vita mi sembra già troppo corta e di non avere tutto il tempo necessario per scoprire tutti i libri che meritano. Figuriamoci rileggere quelli già conosciuti, anche se amati.

Con Memorie di Adriano è capitato. L’ho letto la prima volta quando ho iniziato l’Università, un periodo fantastico, in cui mi sembrava di avere il mondo in tasca. Lo leggevo sul treno che mi portava a Milano.

Ho deciso di riprenderlo perché mi sono resa conto di non ricordare quasi niente.  E perché leggendo La Corsara (biografia di Natalia Ginzburg che consiglio tantissimo) ho trovato riferimenti alla Yourcenar che mi hanno fatto voglia di riprendere in mano le “Memorie”.

In ogni caso, per ottimizzare il tempo, ho deciso di rileggerlo in francese, per ripassare la lingua e godermi al meglio lo stile pulito, fluido, elegante dell’autrice. Un capolavoro.

Faccia a faccia con l’imperatore

Memorie di Adriano è un romanzo sconvolgente. La bravura dell’autrice colpisce dalle prime righe. Il lettore si trova a dialogare con l’imperatore romano vissuto tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, di cui è rimasta a noi la meravigliosa Villa.

Nel romanzo, Adriano ha 60 anni, sa di essere malato e di non poter guarire. Si prepara alla morte scrivendo una lettera al giovane Marco Aurelio, che diventerà suo nipote adottivo e poi imperatore a sua volta.

L’imperatore dà un ultimo appassionato addio alla vita, alla bellezza, all’amore per il giovanissimo Antinoo, alla gloria. Ricorda le battute di caccia, il nuoto, le cavalcate. Racconta l’interesse per l’astrologia, la lingua greca, la cultura.

L’io narrante ripercorre le imprese, le conquiste, la costruzione del Vallo di Adriano. L’autrice riesce in maniera esemplare a far nascere empatia tra il lettore contemporaneo e un imperatore romano vissuto quasi duemila anni fa.

La stessa Yourcenar ha detto di aver scelto di scrivere proprio dell’imperatore Adriano perché vissuto nell’epoca a cavallo tra la “caduta” degli dei pagani e l’avvento del Cristianesimo. Un momento storico in cui l’uomo, senza una religione che lo assorbisse e lo proiettasse verso il trascendente, era al centro del mondo.

Adriano effettivamente appare come un umanista ante litteram, come un uomo moderno, appassionato della vita e del sapere. Capace di prepararsi alla morte con una profonda riflessione sull’esistenza, senza paura né cinismo.

Commovente, lirico, geniale: Memorie di Adriano è un romanzo da ri-scoprire che consiglio a tutti per questo 2018. Vale la pena leggerlo,  ri-leggerlo, e poi leggerlo ancora.

1 Commento
  • Alfonso Valori
    Posted at 12:28h, 26 Febbraio Rispondi

    Uno dei romanzi più sopravvalutati della letteratura moderna.

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