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recensione io sono l'abisso donato carrisi

Io sono l’abisso / Donato Carrisi

Il viaggio nel buio che è in ognuno di noi

Recensione Io sono l’abisso di Donato Carrisi.
In questo nuovo thriller psicologico Carrisi porta il lettore nell’abisso del male. Ci riesce con una verità e un’incisività tali che ho trovato a tratti la lettura disturbante. Perché il male, l’abisso, l’oscurità possono essere in ciascuno di noi. Senza consolazione, senza certezze, senza vaccini possibili. Il male nasce nel bambino maltrattato, ma anche nel figlio curato con amore. Nessuno è immune.

Il protagonista della storia è un uomo che dentro di sé ha una voragine di buio e allo stesso tempo un bisogno immenso di essere amato. Almeno di essere “visto”, di essere guardato. Ignoriamo ciò che si portano dentro persone apparentemente insignificanti, che passano di fianco a noi senza attirare la nostra attenzione. Così è l’uomo che pulisce, fino a quando una ragazza con un ciuffo di capelli viola lo vede come un angelo.

Personaggi che non hanno un nome, come la cacciatrice di mosche, ma che sono archetipi di storie anche di estrema attualità. Carrisi in questo libro affronta temi molto attuali, come il femminicidio, i maltrattamenti in famiglia, il revenge porn.

La questione del Male

Dicevo che a volte ho trovato il libro disturbante perché alcune parti sono molto forti. Non perché horror o splatter, ma perché, ancora di più del sangue, è la mente umana a fare veramente paura, nella “banalità del male” che può celarsi dietro ciascuno.

Credo che ci siano anche molti spunti sul tema del male, uno dei più discussi in filosofia, teologia e che ci toccano più da vicino. Si può scegliere se essere buoni o cattivi?

Leggendo questo libro credo che la risposta sia sì. Il male non è inevitabile, non è una diretta conseguenza di ciò che abbiamo vissuto o subito. Possiamo scegliere, forse, di fare qualcosa di giusto, in qualsiasi momento.

Da amante del lago, anche se non è il mio, ho apprezzato l’ambientazione della storia, che si svolge sul lago di Como.

Di Donato Carrisi leggi anche La casa delle voci 

Il sito dell’autore Donato Carrisi

La trama

Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s’intravede all’orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E’  proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti.
E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto.
L’uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l’eccezione di rare ma memorabili serate speciali.
Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui, che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina.

Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente.
E’, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.
Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce non può sapere: là fuori c’è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna.
E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.

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