recensione little fires everywhere

Little Fires Everywhere (Tanti piccoli fuochi) No Spoiler / Serie tv Prime Video

Dal romanzo di Celeste Ng

Recensione Little fires everywhere (Tanti piccoli fuochi). Ho scoperto quasi per caso la serie tv tratta dal romanzo di Celeste Ng e ora sono convinta che non ve la dobbiate perdere.

Avvincente come un thriller, cattura dalle prime scene. E poi si passa il resto delle puntate a chiedersi chi abbia appiccato l’incendio che ha distrutto una elegante villa borghese.

Nella casa “C’erano tanti piccoli fuochi”, come quelli che accendono metaforicamente nell’accogliente cittadina di Shaker Heigths Mia (Kerry Washington) e Pearl al loro arrivo. Un’artista e la figlia adolescente dal passato misterioso affascinano e sconvolgono le vite di Helena (Reese Witherspoon) e della sua famiglia perfetta.

Le attrici protagoniste sono strepitose. Bravissimi anche i ragazzi che interpretano i figli delle due donne.

I temi che vengono trattati con tono a volte ironico, a volte drammatico, a volte con dolcezza sono molti. Si parla di convenzioni e di apparenze sulle quali si può costruire la propria vita. Che, però, al primo scossone crolla, come accade per Helena. Si parla di razzismo, di discriminazione e di accettazione di chi appare come diverso.

La prospettiva che ho trovato più interessante è quella che affronta da diverse sfaccettature la maternità. Voluta, negata, strappata o tormentata. Chi come Helena vuole essere una madre perfetta, con figli carichi di aspettative. Ma che per la famiglia ha sacrificato a essere se stessa. Oppure come Mia, madre non convenzionale e lacerata da un segreto che non può confessare. C’è poi l’esser madre della cinese Bebe, costretta ad abbandonare la sua bimba neonata.

Nella narrazione i piani si ribaltano spesso e diventa quasi impossibile distinguere i “buoni” dai “cattivi”. I personaggi cambiano, si evolvono e alla fine nessuno sarà più come l’inizio. Perché il fuoco brucia tutto. E poi, si può solo ricominciare da zero.

La trama

1998, Shaker Heights, Cleveland Ohio, lo Stato che da sempre con il suo voto determina il successo o meno di un candidato alla presidenza. Perché combina una generale tendenza liberale a una forte dose di conservatorismo di élite. Una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici, e abbienti.

Le comunità Shaker erano caratterizzate dalla sovrabbondanza di regole – dall’ora migliore per alzarsi al mattino a come scegliere il compagno di vita. E una delle protagoniste del romanzo, Mrs Richardson, è cresciuta incarnando questa filosofia di vita: una famiglia da sempre insediata nella comunità, molto abbiente, perfettamente inserita in ogni comitato e organizzazione. All’inizio del romanzo troviamo Mrs Richardson in strada, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette.

Mia invece è una fotografa single che ha scelto una vita itinerante con la figlia, fin dalla nascita, cavandosela a malapena con lavori vari, per avere tempo libero da dedicare alla sua arte. Con un buon successo, però accuratamente nascosto: le sue opere sono state vendute a una prestigiosa galleria di New York, ma Mia non parla mai di questo, né del suo passato. Mia lavora controvoglia come domestica e cuoca nella lussuosa casa di Mrs Richardson, in cambio di un piccolo alloggio. La figlia Pearl ha fatto amicizia con i quattro ragazzi Richardson, e Mia le ha promesso di metter fine al vagabondaggio.

Le cose però si complicano quando una coppia di amici dei Richardson adotta una bambina di origini cinesi. Il paese si divide su una delicata causa per l’affidamento della piccola. Tra Mia ed Helena, che si trovano su fronti opposti,  nasce una guerra che le porterà a scoprire i loro lati più oscuri, con un prezzo molto alto per entrambe.

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