08 Gen Tanta ancora vita / Viola Ardone
Tanta ancora vita di Viola Ardone. Dopo “Grande Meraviglia“, che ho amato moltissimo, Viola Ardone ci porta nella realtà strettamente attuale, per parlare di guerra.
La guerra che si combatte con le bombe, con i morti e che lascia corpi di soldati e civili, case distrutte e devastazione. Ma anche la guerra personale che ciascuno di noi combatte con i propri fantasmi, le paure, i lutti, i sensi di colpa.
Ci sono tre punti di vista per raccontare la storia che si svolge tra Napoli e l’Ucraina. Tre sguardi sulla realtà, una professoressa, un bambino e una donna ucraina che lavora come colf, per raccontare il dramma dei nostri tempi. Viviamo in un’epoca che ci lascia sempre più soli e spaventati, arrabbiati, cattivi. Ma il messaggio che ho trovato nel romanzo è che la Vita è comunque sempre più forte di tutto e che la salvezza può arrivare anche grazie a un bambino sporco e spaventato che dorme sulla porta di una casa sconosciuta. Il segreto è aprire la porta agli Altri e avere il coraggio di lasciarli entrare.
La trama
Kostya ha dieci anni quando si mette in viaggio per arrivare dalla nonna Irina, domestica a Napoli. Nello zaino, la foto di una madre mai conosciuta e un indirizzo. Suo padre è al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa. Tra soldati che cercano di bloccarlo al confine e sconosciute che gli dànno una mano, il bambino riesce ad arrivare.
Vita, la signora per cui la nonna lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Quattro anni fa lei ha perso suo figlio e ora passa le giornate da sola, o con Irina, che ha letto Dante e parla italiano come un poeta del Duecento. Il piccolo ospite inatteso la costringe di nuovo in quel ruolo che il destino le ha tolto.
Poi, quando il padre di Kostya è dato per disperso, Irina torna nel suo Paese a cercarlo. D’impulso, Vita decide di raggiungerla, per aiutarla. Tentare di salvare un altro, del resto, è l’unico modo per salvare noi stessi.
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