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recensione l'enigma della camera 622

L’enigma della camera 622 / Joël Dicker

Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere

Recensione L’enigma della camera 622

Ho capito che Joël Dicker, o lo si ama o lo si odia. Io lo amo. E il mio sentimento non può che essere confermato anche dopo aver terminato le oltre 700 pagine de “L’enigma della camera 622”. Più che mai in questo intricatissimo giallo, Dicker riesce a portare al limite le potenzialità di gioco con la trama e con il lettore. Le illusioni si mescolano su più piani e non a caso tra i personaggi c’è un abile attore.

“Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere” si legge verso la fine del libro. E questo vale non solo per i protagonisti, ma anche per noi lettori che ancora una volta ci perdiamo nel caleidoscopio di illusioni che lo “Scrittore”, a sua volta uno dei personaggi, crea.

Capisco che possa risultare frustrante vedere crollare tutte le proprie certezze una pagina dopo l’altra. Eppure, il castello è così ben costruito che il risultato è anni luce distante dal farti sentire preso in giro. Non è così, perché la coerenza e l’abilità nel far tornare tutti i tasselli sono perfette.

Per questo amo Dicker: riesce a farmi entrare nella mente dell’autore, regalandomi anche in questo caso personaggi epici e drammatici.

Anastasia, Macaire, Lev, Tarnogol, il signor Rose sono ancora una volta, come Harry Quebert, veri e leggendari allo stesso tempo. Da notare l’ambientazione: Ginevra e la montagna di Verbier.

Credo che ci sia parecchio dell’esperienza biografica dell’autore, nato in Svizzera ma di origine russe. Ho scoperto che Dicker ha studiato recitazione e che il suo primo romanzo, come quello dello Scrittore, fu rifiutato. Bernard de Fallois è stato veramente il suo editore e scopritore. E’ recentemente scomparso e Dicker, in un’intervista ha spiegato di voler fissare in uno dei suoi romanzi i momenti passati con lui, prima che i ricordi iniziassero a sbiadire. Verità e illusione, ancora una volta a mescolarsi. Nei libri, come nella vita.

La trama

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.

L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.

Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Dello stesso autore, leggi anche:

La verità sul caso Harry Quebert, dal quale è stata tratta anche la serie tv trasmessa da Sky Atlantic

Il libro dei Baltimore 

La scomparsa di Stephanie Mailer

Consiglio anche di leggere questa interessante intervista pubblicata da Il Corriere della Sera

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