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Rondini d’inverno / Maurizio De Giovanni

Sipario per il commissario Ricciardi

RECENSIONE RONDINI D’INVERNO DI MAURIZIO DE GIOVANNI. “Eleganza” è la parola che mi sembra più adatta per descrivere l’ultimo romanzo di De Giovanni dedicato al commissario Ricciardi, per le sensazioni che mi ha lasciato. In una Napoli immersa nella nebbia e nella quale serpeggiano foschi presagi sul futuro politico dell’Italia, il poliziotto che sente le voci dei morti è alle prese con un delitto consumato in un teatro di rivista.

Non aspettatevi, però, un “giallo” tout court. Come sempre la trama investigativa è molto esigua nei romanzi di De Giovanni. Piuttosto, con l’espediente del delitto, l’autore mette in scena una commedia umana nella quale si mescolano l’amore, la passione, la gelosia, la paura di invecchiare, la frustrazione. Che sono poi i motori del nostro mondo. I personaggi sono tutti velati di una malinconia resa ancora più grigia dalla nebbia che avvolge la città. Ma sempre con estrema eleganza. Come Bianca, nella sua gonna di velluto viola cangiante, il misterioso Maestro che guarda il mare aspettando il ritorno della sua rondinella, e soprattutto, come il commissario Ricciardi.

Per lui è giunto finalmente il momento di trovare l’amore e di essere felice? Ricciardi è combattuto tra la voglia di lasciarsi andare e la paura di affrontare i suoi fantasmi, di aprire la sua anima e raccontare del dono che è anche un cilicio: quello di sentire le ultime parole, o gli ultimi pensieri, dei morti.

Non mancano gli ingredienti che mi hanno fatto adorare questo romanzo: le finestre ampie del lussuoso appartamento nel quale Bianca passa i pomeriggio facendo compagnia all’amico morente, l’ospedale dove il dottor Modo accudisce i malati e cerca di lenire le loro sofferenze mentre nella città esplodono i botti di Capodanno, la moglie del brigadiere che prepara il cenone del 31.

Intanto, però, sull’Italia si stendono nubi nere: ufficiali tedeschi, spie, manovre che si muovono dietro le quinte. E forse anche il commissario potrebbe essere in pericolo, ma questo lo scopriremo solo nel prossimo romanzo.

TRAMA
In un teatro di rivista, il celebre attore Michelangelo Gelmi, al termine del proprio numero, la canzone sceneggiata, spara alla moglie (sulla scena e nella vita) Fedora Marra. Questa volta, però, la pistola non è caricata a salve come in tutte le repliche. Dall’arma esce un proiettile vero, che uccide la bella promessa del teatro.

Il delitto avviene, così, davanti agli occhi del pubblico che affolla la sala e degli altri attori, ballerini e cantanti della compagnia. Gelmi finisce in carcere, sostenendo la propria innocenza. Anche se tutto sembra chiaro ed evidente, Ricciardi vuole andare fino in fondo, scandagliando le pieghe più segrete dell’animo umano.

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4 Commenti
  • Rosa
    Pubblicato alle 08:15h, 21 Agosto Rispondi

    Davvero interessante!

  • Viaggi del Milione
    Pubblicato alle 08:35h, 21 Agosto Rispondi

    Davvero interessante come libro. Mi ha incuriosita. Prendo nota.

  • Daphne Ros
    Pubblicato alle 08:59h, 21 Agosto Rispondi

    Non posso non metterlo in lista. Bellissima recensione! <3

  • Francesca
    Pubblicato alle 10:06h, 21 Agosto Rispondi

    Questa recensione mi ha incuriosito molto; non mi resta che leggere il libro!

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