26 Apr Leggere Lolita a Teheran / Azar Nafisi
"Se mi rivolsi ai libri fu perché erano l'unico rifugio che conoscevo"
Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi
Quando la realtà è peggio di una distopia. Quando la vita si trasforma in un incubo di paura e di sofferenza a causa di un regime che toglie la libertà ai cittadini e che con particolare crudeltà toglie alle donne ogni diritto, fino a cancellarne le identità.
È quello che succede ad Azar Nafisi, ricercatrice e docente universitaria che lascia gli Stati Uniti per tornare a casa, in Iran. Dove scopre che la nuova Repubblica Islamica sta cancellando ogni traccia di quella che era la civiltà di quel Paese. Uno Stato assoluto, che scatena tutta la propria violenza con gli oppositori politici, con i dissidenti, chi è semplicemente troppo libero, ma soprattutto si scatena contro le donne. Toglie giorno dopo giorno ogni diritto fino a renderle senza voce, senza identità.
Nafisi trova l’unica arma di resistenza nella letteratura, quella che ha insegnato all’Università, che si trova costretta a lasciare.
E insegna a leggere i classici come Lolita, Delitto e Castigo, o Il grande Gatsby sul divano di casa sua, con un gruppo di studentesse, tutte molto diverse tra loro, ma accomunate dal bisogno di continuare a immaginare, sognare, pensare.
“avremmo scoperto come il banale ciottolo della vita quotidiana, se guardato attraverso l’occhio magico della letteratura, possa trasformarsi in pietra preziosa”.
È un libro che arriva forte come uno schiaffo, e delicato come un giardino persiano. Una riflessione che va oltre la situazione iraniana, che parla a tutti noi, nella misura in cui ci dimentichiamo del valore della libertà, dei diritti che spesso diamo per scontati, e che ci ricorda che quanto tutto crolla, ci sono e ci saranno sempre i classici dei grandi scrittori e scrittrici, poeti, pensatori, che ci rimettono in piedi.
Che sono pensiero, immaginazione, complessità, riflessione. Che sono resistenza.
La trama
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell’impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d’amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.
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