Lissy / Luca D'Andrea

Piccola Lissy, dolce Lissy...

D’Andrea torna a raccontare il lato oscuro della montagna in una “fiaba-thriller”

Recensione Lissy di Luca D’Andrea

Quando ho iniziato a leggere Lissy mi aspettavo una storia simile o comunque sulla linea de La sostanza del male, romanzo di esordio di D’Andrea e che mi era piaciuto molto. Questa volta, però, è tutta un’altra storia. Ammetto di aver provato un senso di disorientamento iniziale. Lissy è come una “fiaba thriller”: sì, è una definizione assurda che mi sono inventata or ora, ma non trovo altre parole per definirlo.

Una fiaba, perché ci sono tutti gli elementi: la principessa (la bellissima Marlene) che fugge dal marito cattivo e viene salvata dal buon alpigiano, una sorta di eremita della montagna, che vive in solitudine e le assicura protezione e salvezza. Le cose però non sono esattamente come appaiono. E qui inizia il thriller. Perché il buono forse così buono non è e appare anche un killer spietato che dà la caccia a Marlene.

E poi c’è Lissy.

Lissy è una scrofa diversa dalle altre. Ha qualcosa di speciale. A tratti è un animale feroce, a tratti una creatura in cerca di carezze e dolcezza. Lissy è speciale e intorno a lei ruotano tutti i personaggi. A cominciare dal Ba’ur Simon Keller. Marlene giorno dopo giorno vedrà trasformarsi il senso di sicurezza riconquistato in puro terrore nei confronti di Lissy e di Simon.

La montagna che fa paura

Dimenticate pascoli verdi e idilliaci, animali felici al pascolo e scampagnate allegre: la montagna del Sud Tirolo che D’Andrea racconta nei suoi romanzi è un luogo inospitale, selvaggio. Neve, freddo e fame sono realtà che rischiano di uccidere chi non è abbastanza forte da sopravvivere. E, come se non bastasse, ci sono anche mostri e presenze pronte a saltare fuori a ogni passo nei boschi labirintici e spaventosi.

Complimenti a D’Andrea per la descrizione della vita nel maso negli Anni ’70 (epoca nella quale è ambientata la storia), patrimonio culturale che purtroppo si sta perdendo.

 

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