Intervista a Claudia Grendene /

Esordio importante per Claudia Grendene, autrice di “Eravamo tutti vivi” (qui la recensione), edito da Marsilio. E’ la storia di sette amici, che passando dalla gioventù alla vita adulta.

Come nasce l’ispirazione di questo romanzo?

Intervista a Claudia Grendene

“Una sera d’estate stavo guardando in televisione il film “La meglio gioventù” e mi sono interrogata su cosa si sarebbe potuto raccontare della mia generazione in questo ventennio, quindi il periodo della maturazione di questi amici, dall’università alla vita adulta.

Fin dall’inizio ho pensato a più persone, perché mi interessava raccontare una generazione, non una singola vita”.

Perché la scelta di ambientarlo a Padova?

“Mi serviva un’ambientazione significativa e non ho potuto non pensare alla città dove vivo, che ha attraversato un ventennio particolare.

Abbiamo vissuto la vicenda delle palazzine di via Anelli che quando sono arrivata all’università erano abitate da studenti e vent’anni dopo erano un ghetto, sgomberato e chiuso da un muro, perché erano abitazione date agli stranieri con subaffitti, molti irregolari.

Una situazione degradata che ha scatenato molte discussioni in città ed è diventata anche un caso nazionale”.

Una generazione che rispetto a “La meglio gioventù” ha visto i propri ideali e le proprie certezze crollare.

Quello che mi colpiva e che mi creava un certo dolore, che credo nel romanzo traspaia, era che tutti questi cambiamenti erano passati davanti ai nostri occhi senza che ci fosse da parte di questa mia generazione una reazione forte, una militanza, una battaglia da portare avanti.

Era come se ci fossimo adeguati a questi cambiamenti e a questo Paese che si trasformava. Non parlo solo del problema dell’immigrazione, ma di come è cambiato il mondo del lavoro.

Siamo entrati all’università con l’Italia di prima e avevamo determinate promesse di futuro. Siamo usciti dall’università, perché tutto è successo in quegli anni, che queste promesse erano sfumate.

Siamo stati la prima generazione a fare gli stage gratuiti, i contratti a progetto e tutte quelle forme di lavoro con pochissime garanzie e un sacco di incertezze”.

“Eravamo tutti vivi” è il tuo esordio assoluto? 

“Sì, prima non ho mai pubblicato nulla. E’ un esordio importantissimo, mi rendo conto, con Marsilio. Ho iniziato a scriverlo nel 2014 quando ho deciso di provare a scriverlo veramente.

Il desiderio lo avevo sempre avuto, ma a parte la grande passione per la lettura, non avevo mai fatto tentativi significativi.

Mi sono iscritta alla Bottega di Narrazione a Milano. Ho presentato il progetto, che è stato selezionato, e poi ho iniziato a scriverlo. E’ stato un percorso lungo anni, fino alla pubblicazione”.

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